è un mondo difficile, babe. Un mondo complesso. Grandi evviva, allora, a chi riesce a spiegarlo in immagini semplici e chiare. Spiegarlo, non banalizzarlo. Questa è l’idea da cui è nato The new mediators il progetto di un gruppo di grafici americani che attraverso simboli, immagini e animazioni dal tratto basic, ma molto immediate, hanno cercato di spiegare crisi, speculazioni, in due parole , il nostro mondo.
Amata e odiata. Desiderata e allontanata. Fonte di entusiasmo o di panico. E’ la pagina bianca, compagna di tutti coloro che lavorano con le parole o che amano scrivere. Un designer di New York si è inventato il kit per ovviare al blocco dello scrittore. Indispensabile!
riesci a trovarla persino in un tubo di cartone della carta igienica. Come Yuken Teruya, artista giapponese che trasforma questo prosaico avanzo di quotidianità in alberi e foreste. Picoli, delicati, evocativi e apparentemente semplicissimi (il lavoro di cesello c’è, ma non è la prima cosa che si nota) : come la poesia.
ovvero come fare un sito utile e delicato (e promuovere anche i propri prodotti).
Una azienda inglese che produce alimenti biologici per la prima infanzia (pappette e simili) ha realizzato, parallelamente al proprio sito ufficiale, un microsito in cui propone filmati semplici e colorati, adatti ai più piccoli. Natura, colori, musica e una progettazione coordinata con educatori infantili: ogni video è studiato per aiutare i più piccoli ad apprendere e a divertirsi insieme ai genitori. Plum-vision offre un servizio semplice e accurato nei minimi dettagli, senza che vi siano fastidiose interferenze ( a parte la presenza del logo e la predominanza dei colori istituzionali che fanno riferimento al sito principale, ma niente più) con fattori commerciali. Un modo chiaro ed efficace, ma allo stesso tempo delicato e non invasivo per parlare alle mamme e entrare nel loro universo educativo.
“Creativa è la nuova, efficace soluzione di un problema. E’ la nuova visione che illumina fenomeni oscuri. E’ la scoperta che apre prospettive fertili. E’ l’intuizione felice dell’imprenditore che intercetta un bisogno o un’opportunità, o l’illuminazione dell’artista che racconta aspetti sconosciuti del mondo e di noi.
In sostanza, creatività è il nuovo che produce qualcosa di buono per una comunità.
E che, essendo tale, ci riempie di meraviglia e gratitudine.”
Per caso ho trovato una bellissima versione, surrealista, poetica e cupa di Alice nel paese delle meraviglie. E’ un piccolo film di Jan Svankmajer, regista polacco.
Spesso capita, soprattutto in certi ambienti burocratici, che la semplicità di espressione, la brevità e la chiarezza siano considerati sinonimi di informalità e non siano ritenuti adatti a contesti seri (o seriosi!), politici, alti.Semplice però non significa banale o sciatto, al contrario, è molto più complesso scrivere un buon testo breve di uno sproloquio lunghissimo, pieno di paratassi. Pascal in una lettera ad un amico scusandosi, diceva: “Sarò prolisso, perchè non ho avuto il tempo di scrivere una lettera breve”.
Anche Calvino, con la leggerezza e l’ironia che lo cotraddistinguono esemplifica in un articolo del 1965, la differenza tra la parola semplice, breve e viva e il linguaggio mortifero, serioso ma dagli esiti grotteschi e ilari (involontariamente) della burocrazia.
“Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quello che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: ‘Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la caldaia e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata’.
Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: ‘Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante’.
la copertina, a volte, fa il libro e se non lo fa e neppure l’aiuta ad essere migliore, molto spesso aiuta a venderlo. Ad esempio io non avrei comprato mai e poi mai (sono una lettrice molto snob, lo ammetto) un libro di Fabio Volo. In effetti non l’ho comprato, ma almeno me lo sono fatta prestare. E questo solo per la sua copertina. Semplice semplice, bianca, con una foto: in primo piano un tavolino rotondo e due tazze di caffè, un moleskine e un raggio di luce. Fuori due taxi gialli in movimento (e quindi siamo a New York) e una giornata di sole.Una mattina di primavera a New York. Forse Brooklyn. Con una copertina così non potevo resistere, anche se si intitola Un giorno in più, troppo per un libro di Fabio Volo (che peraltro mi sta anche simpatico, quando fa i suoi programmi a MTV e va in giro per il mondo…ma dico non gli bastava quello?). Poi ho iniziato a leggerlo, ma non dico cosa penso del libro, perchè tanto si è già capito. La copertina resta bella, però. Così lo tengo sulla scrivania e ogni tanto la guardo, fino a che non lo restituirò. In questo caso è melgio un libro in meno e una copertina in più. Un bellissimo sito di copertine di libri.
ci piace molto questa immagine, è il Vox Pop, un caffè-libreria di Brooklyn molto amato dalle giorvani famiglie e da chi lavora vicino al Ditmas Park.
Ci piace perchè è nel nostro spirito…anche tre foglietti disegnati possono far calore e dare atmosfera..molto più di targhette anonime e plastificate. Sono solo piccoli fogli colorati, ma sono chiari, divertenti, accoglienti: sono li per te che entri in un caffè come se fosse casa tua, come post-it lasciati per ricordare quali caffè ci sono in dispensa. Prendi la tua tazza e siediti..enjoy!
la sfumatura, il tocco, l’accento, la variazione: questo fa la differenza. non esistono processi creativi uguali, nè progetti simili. ogni volta si ricomincia da capo, e poi all’improvviso: il fiore, come racconta Norio Nagayama, maestro di calligrafia giapponese in “Shodo“.
I samurai, i maestri di arti marziali, facevano con le armi lo stesso allenamento a cui si sottopone il calligrafo. I maestri di spada più illustri, quando erano in battaglia, sapevano che è in un cambiamento di tocco che si muore o si vive. E questo tocco si allena con la calligrafia, questo piccolo minuscono tocco e questo affinamento della sensibilità: per questo i samurai lo praticavano. Come in combattimento, non si possono fare errori. Usiamo carta raffinatissima, inchiostro raffinatissimo, pennello raffinatissimo. Basta un colpo, e il carattere è diverso, cambia, c’è una differenza: è questa differenza che in realtà è personale. Noi non creiamo una cosa personale, noi scriviamo ideogrammi, però diventa personale, perché è quello il motivo sottile che fa sì che ci sia, per esempio, una macchia qua: quella è la tua emozione che viene fuori, il tuo nervosismo, la tua fragilità, la tua forza. In questo la calligrafia aiuta moltissimo e questo tocco sembra sbagliato, ma è venuto fuori dal tuo inconscio.[...] Se invece fai una cosa pensata, la linea diventa debole, perché non è energia tua, ma è voluta dalla testa che pensa, quindi l’energia è già bloccata. [...]
Perché la calligrafia non nasce in realtà se non è stata interiorizzata completamente. Cioè se uno deve scrivere, che so, “fiore”, scrive “fiore”, così, così, così. E se lo scrive mille volte, poi lo scriverà a occhi chiusi, no? E’ questo! Si deve arrivare sempre a questo: cioè scrivere anche cinquemila volte lo stesso ideogramma e alla fine arriva un momento in cui basta un tocco per fare “fiore”.