Spesso capita, soprattutto in certi ambienti burocratici, che la semplicità di espressione, la brevità e la chiarezza siano considerati sinonimi di informalità e non siano ritenuti adatti a contesti seri (o seriosi!), politici, alti.Semplice però non significa banale o sciatto, al contrario, è molto più complesso scrivere un buon testo breve di uno sproloquio lunghissimo, pieno di paratassi. Pascal in una lettera ad un amico scusandosi, diceva: “Sarò prolisso, perchè non ho avuto il tempo di scrivere una lettera breve”.
Anche Calvino, con la leggerezza e l’ironia che lo cotraddistinguono esemplifica in un articolo del 1965, la differenza tra la parola semplice, breve e viva e il linguaggio mortifero, serioso ma dagli esiti grotteschi e ilari (involontariamente) della burocrazia.
“Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quello che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: ‘Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la caldaia e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata’.
Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: ‘Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante’.
