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chi guarda chi…

Sempre così affannati, e con lunghi arti che spesso agitano. E come sono poco rotondi, senza la maestosità delle forme compiute e sufficienti, ma con una piccola testa mobile nella quale pare si concentri tutta la loro strana vita. Arrivano scivolando sul mare, ma non nuotando, quasi fossero uccelli, e danno la morte con facilità e graziosa ferocia. Stanno a lungo in silenzio, ma poi tra loro gridano con furia improvvisa, con un groviglio di suoni che quasi non varia e ai quali manca la perfezione dei nostri suoni essenziali: richiamo, amore, pianto di lutto. E come dev’essere penoso il loro amarsi: e ispido, quasi brusco, immediato, senza una soffice coltre di grasso, favorito dalla loro natura filiforme che non prevede l’eroica difficoltà dell’unione né i magnifici e teneri sforzi per conseguirla.
Non amano l’acqua, e la temono, e non si capisce perché la frequentino. Anche loro vanno a branchi, ma non portano femmine, e si indovina che esse stanno altrove, ma sono sempre invisibili. A volte cantano, ma solo per sé, e il loro canto non è un richiamo ma una forma di struggente lamento. Si stancano presto, e quando cala la sera si distendono sulle piccole isole che li conducono e forse si addormentano o guardano la luna. Scivolano via in silenzio e si capisce che sono tristi”.

Una balena vede gli uomini
Tratto da “Donna di Porto Pim
di Antonio Tabucchi
Sellerio editore, 1983

feconda

così si dice della melagrana: i suoi numerosi semi, racchiusi in uno scrigno rossarancio, rappresentavano l’abbondanza e la fecondità. La melagrana era anche il simbolo di dee misteriose, al confine tra la luce e il buio, tra questa terra e gli inferi, come Demetra e Persefone. Tutto questo mi fa pensare alla creatività, processo misterioso e generativo, in cui si intrecciano razionalità e inconscio, oscurità e luce. Come la melagrana, la creatività offre doni, ma ad una prima vista se ne vede solo una parte, il frutto intero, poi se si curiosa e si assaggia temerariamente, si apprezzano le piccole perle rosse che contiene. Mi piace questa foto e mi piace il sito in cui l’ho trovata, con molte altre belle immagini e tanti spunti (la creatività, come la melagrana, per crescere ha bisogno di luce e nutrimento).

on the cheap

a proposito di low cost e creatività. Il sito del New York Times (risorsa inesauribile di cose interessanti) propone, un pò divertito, ma forse anche un pò serio, di arredare la casa con fantasia, stile e pochissimi soldi (” in questi momenti di crisi…” scrive) ispirandosi alle camere degli studenti al college che con un nulla trasfomano grigie stanzette in caldi rifugi. E così la carta dei manga già letti è utile per rivestire mensole e cassetti, un ramo secco in una bottiglia su una vecchia cassettiera recuperata e dipinta di blu creano un angolo marittimo. C’è chi ha fatto un quadro tridimensionale colorando e attaccando al muro le vaschette della verdura, chi invece con il cartone spesso a nido d’ape ha preparato la base per il futon. Uno dei miei preferiti lo vedete nella foto: portacandele con vecchie lampadine. Guardatevi tutte le slide, lasciatevi ispirare. Riciclo creativo, esempio di come con poco si possa fare molto (e per di più senza pesare sul mondo), in pieno batù-stile.

(s)low cost?

Low cost: è una delle caratteristiche che definiscono la modalità operativa di Batù…però..però…è più di questo, il nostro intento. Low cost fa pensare a qualcosa di basso prezzo, a quelle inquietanti confezioni della Coop di primo prezzo, gialle con una monetina che entra di lato come in un salvadanaio. Tutte uguali, che contengano pasta o detersivi. Fanno una tristezza, sanno da supermercato bulgaro, da tavoli di formica e tovaglie di plastica a fiori. Perchè non si può avere bellezza a costi contenuti? Creatività, fantasia e organizzazione possono dare colore,calore e bellezza anche con le realizzazioni più semplici. Per questo aggiungiamo una s davanti a low cost. Una “esse” che dà la possibilità di fermarsi a creare, a gustare le idee, a individuare le specificità, a raccontare storie da ascoltare e da diffondere, un pò come fa Slow Food con il cibo. S-low equivale più a essenziale che a lento: concentrato su ciò che importa, selettivo, immaginifico. Un negozio a Londra, incarna, per me, varie di queste caratteristiche, mostrando come l’essenziale sia caldo, affidabile e innovativo al tempo stesso. Già il nome, Unpackaged, rivela la volontà di ridurre, là dove è possibile, persino la confezione. Per un piccolo negozio che vende un pò di tutto (purchè bio ed equo solidale dove possibile) è una bella sfida, anche educativa nei confronti dei propri clienti che si portano da casa la confezione da riempire con ciò che serve, venduto, quindi sfuso. Hanno una filosofia semplice che descrivono nel sito:1. ricorda di portare da casa il tuo contenitore 2. salutaci, entrando da noi 3.scegli i prodotti 4. porta a casa la tua spesa in una tua borsa (che ti sei portato), se la dimentichi te ne diamo una noi da usare le prossime volte 5. quando hai finito i prodotti, torna a trovarci. Semplice, chiaro, efficace e familiare, come il loro logo.

ovvero obama e la comunicazione, nessun dettaglio è trascurato, persino la scelta del font è una mossa politica: da un articolo del New York Times

Questo lavoro si distanzia un pò dai soliti, ma era per una amica con una agenzia di eventi. Abbiamo progettato il nome e sviluppato l’immagine coordinata. RSVP: Répondez, s’il vous plaît, formula per inviti a cerimonie ed eventi importanti diventa il nome e si appoggia candido su fondo rosa shocking*, per dare un tocco “glamorous” e retrò. Il contrasto tra la formula sofisticata del nome e il colore acceso del logo è divertente e ci serve per dare l’idea di una agenzia originale e creativa, capace di organizzare sia l’evento più formale che la festa più allegra.

* lavorando su questo progetto abbiamo scoperto alcune cose sul rosa shocking: è stata la stilista Elsa Schiapparelli nel 1936 a dare a questo rosa, più vicino al magenta, l’aggettivo di shocking, mentre in altri anni veniva chiamato rosa caldo o anche rosa stravagante…

perplessità

Ci hanno citati sul Foglio Locate viva, polemizzando sul nostro lavoro per la pubblicazione “dal produttore al consumatore” che abbiamo realizzato per l’associazione Namastè. Sinceramente perplessi per i toni con cui veniamo presentati abbiamo risposto così:
“Scrivo a nome di Batù Comunicare che rappresento. Sono veramente impressionata dall’acrimonia con cui è stata descritta sia la mia azienda sia la bella azione di diffusione di pratiche sostenibili della associazione Namastè. La “scarsa conoscenza del territorio milanese” che ci è stata imputata ci pare eccessiva, anche perchè per creare il progetto ci siamo accuratamente documentati e abbiamo cercato, nelle immagini e nelle foto, di rendere al meglio la bellezza di questa zona. E’ normale in una fase di approccio al progetto non avere la completa conoscenza del suo oggetto: poi si studia, si ascolta, si guarda. Inoltre noi abbiamo curato solo la parte grafica: un lavoro di IMPAGINAZIONE di foto e testi redatti da chi il territorio lo conosce bene. Sinceramente quindi non capisco l’attacco nei nostri confronti,lei caro signore o cara signora, ci cita con sede e partita iva, ma non firma l’articolo, quindi noi non sappiamo neppure con chi abbiamo l’onore di dibattere. Se discute il fatto che non sia filiera corta, questa che richiede la collaborazione di uno studio non nelle immediate vicinanze di Milano, si può rispondere che in questo caso lo è comunque, perchè grazie a internet siamo tutti vicini: dopo una fase di conoscenza ravvicinata e dal “vivo”, il lavoro è stato seguito e inviato grazie a internet, skype e mezzi simili che rendono vicina ogni provincia, che sia Milano, Treviso o Ferrara. Una altra cosa da aggiungere è che Namastè ci ha scelto anche per la nostra filosofia operativa: se avesse letto tutto il nostro sito e non solo una parte, avrebbe capito che noi seguiamo solo progetti di comunicazione ecologica e sostenibile, collaborando con associazioni e cooperative che lavorano per migliorare il pianeta, dal commercio equo all’agricoltura biologica e via di questo passo. Una scelta d’azione che anche se non ci arricchirà mai dal punto di vista economico (tuti i nostri preventivi sono sempre conformi ai soggetti con i quali operiamo) ci rende felici, perchè possiamo contribuire alla diffusione di buone pratiche nelle quali fermamente crediamo.”

punto e virgola

cosa si può fare con i segni di interpunzione!

La prima filiera interamente equo solidale ed ecosostenibile: dai coltivatori di piante di cacao, ai produttori della pasta di puro cacao, prodotta, per la prima volta direttamnte in Ecuador, fino alla fabbrica, a Firenze, dove il cioccolato è preparato con gli equo ingredienti. Per la presentazione della fabbrica abbiamo realizzato cartoline e poster, dai colori cioccolatosi!

Lo stanno stampando, quindi finito del tutto non è. ma ci siamo quasi:è il book di un esperimento di valorizzazione e riscoperta di un territorio, il Parco Agricolo Sud Milano. Io non pensavo che alla periferia del capoluogo lombardo ci fosse un parco con adirittura delle cascine di agricoltori e allevatori, che vendono direttamente i prodotti della loro terra. La bottega equo solidale e associazione culturale Namastè di Locate Triulzi (alle porte di Milano) che ci ha affidato il lavoro, ha compiuto un accuratissimo e paziente lavoro di monitoraggio e ricerca di tutte le cascine, le ha fotografate e descritte nei loro prodotti e storie. Ha poi organizzato una biciclettata attraverso il parco alla scoperta di questi produttori. In corso sono ancora i mercatini biologici dove  gli agricoltori e allevatori delle cascine hanno visiblità e possono vendere i loro prodotti. L’esperienza si chiama “Dal produttore al consumatore” e comprende anche la diffusione di stili di vita sostenibli, quindi la valorizzazione del commercio equo, dei sistemi produttivi a basso impatto, del turismo responsabile.

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